Il più grandioso Giudizio universale presente in Valle d’Aosta fu eseguito nel 1698 dal pittore Paul-François Biondi. L’affresco, copia fedele di una stampa fiamminga dell'inizio del Seicento, illustra con grande ricchezza di particolari il Paradiso, la caduta di Babilonia, la resurrezione dei morti, il Purgatorio e l’Inferno.
Il più grandioso Giudizio universale presente in Valle d'Aosta fu commissionato nel 1698, al termine della ricostruzione della chiesa, al pittore Paul-François Biondi. Anche la facciata della chiesa più antica era decorata con lo stesso soggetto.
L'affresco è diviso in tre zone.
Registro superiore
Nella parte più alta, entro lo spazio triangolare del timpano, compare Cristo giudice, incoronato e avvolto in un mantello rosso, emblema di regalità. Il Salvatore siede sull’arcobaleno della Nuova Alleanza e poggia i piedi sul globo terrestre in segno di dominio sul mondo; con il gesto della mano destra accoglie i salvati e con la mano sinistra respinge i dannati.
Ai suoi piedi sono inginocchiati la Vergine e san Giovanni Battista, che implorano misericordia per le anime dei peccatori.
Il resto dello spazio è riempito da teste di cherubini e angioletti svolazzanti.
Registro centrale
La fascia sottostante, dedicata al Paradiso, è suddivisa in tre riquadri.
Nel riquadro rettangolare centrale, traforato da quattro finestre disposte a formare una croce mauriziana, due angeli reggono un cartiglio con il verso iniziale del Giudizio finale e altri suonano le loro lunghe trombe arcuate per risvegliare i morti e chiamarli al giudizio; sulle nuvole siedono le schiere degli eletti, tra i quali si riconoscono, a sinistra in basso, gli apostoli Pietro con le chiavi, Paolo con la spada, Giovanni, e Bartolomeo con il coltello.
La serie degli apostoli continua nel settore trapezoidale di destra con in testa san Giacomo maggiore, titolare della chiesa; seguono Simone lo Zelota con la sega, Matteo con la lancia, Andrea con la croce e in fondo probabilmente Giuda Taddeo; più in alto, il gruppetto di Filippo, Giacomo minore e Tommaso. Alle spalle di san Giacomo compaiono dei profeti dell'Antico Testamento, tra cui Mosè con il tipico attributo iconografico delle corna e le tavole della legge, Abramo col berretto a punta del popolo ebraico e il re Davide con l’arpa. I profeti dialogano con le sibille, veggenti pagane che, secondo la teologia rinascimentale, preannunciarono al mondo antico la venuta del Messia.
Nel settore trapezoidale di sinistra è rappresentata la Chiesa nelle sue varie componenti: dottori della Chiesa (un papa, Gregorio Magno, e un cardinale, san Girolamo), pastori (un cardinale, un vescovo e un patriarca), religiosi (fondatori di ordini: san Benedetto, san Bruno, san Francesco, san Bernardo di Chiaravalle), vergini e martiri (santa Caterina d’Alessandria). Fra le figure si nota in alto quella di un giovane uomo con l'abito talare: è il parroco Jean Praz, committente dell'affresco, che si fece ritrarre da Biondi anche in una tela conservata nella sacrestia della chiesa.
Registro inferiore
Anche la fascia inferiore è scandita in tre riquadri.
Il riquadro a sinistra è dedicato al Purgatorio, raffigurato come un calderone fiammeggiante nel quale sono temporaneamente immersi i peccatori che devono espiare le proprie colpe.
Nella zona centrale e nel riquadro destro, in alto è raffigurata la città di Babilonia, metafora del male contrapposta alla Gerusalemme celeste. La città infernale, famosa per i suoi monumenti, è descritta come una sorta di Roma classica sopra la quale si scatenano una pioggia di fuoco e una tempesta di fulmini, accompagnate dalla caduta delle stelle, traduzione dell'immagine fornita da san Giovanni nel capitolo 18 dell’Apocalisse.
Al di sotto di Babilonia, a sinistra del portale di ingresso della chiesa, vediamo la resurrezione dei morti, aiutati dagli angeli a uscire dai loro sepolcri e accompagnati in cielo.
Lo spazio a destra del portone principale e il riquadro destro sono occupati dall'Inferno. In primo piano un demonio con ali di drago afferra i corpi emersi dai sepolcri e li spinge sulla barca di Caronte per attraversare l'Acheronte e avviarsi verso l’eterna punizione del fuoco. L'imbarcazione, dalla prua a forma di gigantesca testa di insetto, è condotta da tre scheletri che remano vigorosamente. A bordo, assieme alle anime dei dannati prendono posto Caronte, il mitico traghettatore del fiume infernale, dai terribili occhi “di bragia” e dalle orecchie a punta; Minosse, il leggendario re di Creta posto già da Omero come giudice dell'Ade, avvolto dalle spire di un serpente che gli addenta i genitali; e Cerbero, feroce guardiano degli inferi, con tre teste di cane.
Più in alto si vedono altre creature demoniache che trascinano i corpi verso l'ingresso dell'inferno, rappresentato dalle fauci spalancate di una orribile bestia che sputa fiamme e inghiotte i dannati.
Sopra ancora si vedono peccatori condannati a diversi supplizi, dal fuoco alla ruota, all'impiccagione, e, sulla destra, i dannati che ardono nel fuoco eterno. A destra della finestrella sopra il portale laterale è raffigurata una prigione infernale sotterranea chiusa da una grata ferrata, da cui occhieggiano volti disperati.
Nelle nicchie ai lati del portone principale della chiesa, secondo le prescrizioni del contratto, Biondi dipinse il Battesimo di Cristo e la Crocifissione, oggi praticamente illeggibili.
Curiosità
Non si hanno notizie su Paul-François Biondi, un pittore e ritrattista di origine genovese residente ad Aosta, dove morì nel 1714.
Il Giudizio universale di Issime riproduce fedelmente la monumentale incisione al bulino di Pieter de Jode il Vecchio, composta da nove fogli, pubblicata ad Anversa nel 1615 e ristampata a Parigi per più di un secolo (esposta all'interno della chiesa).
A sua volta la stampa deriva dal dipinto del pittore, incisore e illustratore Jean Cousin le Jeune per il monastero dei Minimi nella foresta di Vincennes (circa 1575), oggi conservato al Louvre.
Altri punti del percorso
Cappella di San Michele
La ricca decorazione pittorica interna della cappella, firmata dal pittore Giacomino da Ivrea, dà rilievo alla figura del patrono della cappella, san Michele, nell’atto di pesare le anime, e a quella di un altro arcangelo in veste di guerriero, san Raffaele, che spinge i dannati verso il loro triste destino. Scortati in catene dai diavoli, i peccatori finiscono nella bocca dell’Inferno, dalle sembianze di un feroce lupo con le fauci spalancate.
Affresco della “Buona Morte”
Il riquadro dipinto sulla facciata di una casa privata è una rara testimonianza della fine del ’400 del Giudizio particolare, cioè quello cui viene sottoposta l’anima di un individuo subito dopo la morte. La scena esorta al pentimento per prepararsi alla morte in grazia di Dio, illustrando il percorso di salvazione ottenuto attraverso una scala gerarchica di intercessioni che dalla Madonna passa a Gesù e infine a Dio Padre.
Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore
Il Giudizio universale sulla facciata della chiesa fu realizzato nel 1676 dal pittore Bernardino Fererio, su modello di una incisione francese del primo Seicento. Il contratto prescrive la presenza del Paradiso, del Purgatorio e dell’Inferno come nella vicina parrocchiale di Issime.
Cappella dei Santi Leonardo e Grato
Il Giudizio universale che campeggia sulla facciata, purtroppo molto ridipinto, risale probabilmente ai primi anni del XVIII secolo, quando la cappella fu oggetto di una campagna di rinnovamento. L’ignoto pittore ha tratto spunto da un modello grafico del primo ’600 per rappresentare il Paradiso, gli angeli che danno fiato alle trombe, la resurrezione dei morti e l’Inferno.
Cappella di San Pantaleone
La facciata della cappella, ricostruita verso il 1721, è decorata con una vivace rappresentazione del Paradiso. Il richiamo al Giudizio Universale è presente nella figura centrale di san Michele con la spada fiammeggiante e la bilancia per pesare le anime.
Cappella della Sacra Sindone
Il Giudizio universale che ricopre per intero la facciata fu realizzato nel 1759 dal pittore valsesiano Giacomo Gnifeta. Secondo la consueta partizione, il Paradiso occupa la parte più alta della composizione; nella parte inferiore si dispongono a sinistra il Purgatorio e a destra l’Inferno.
Cappella della Madonna delle Nevi
Il concerto degli angeli intenti a suonare i loro strumenti per celebrare la gloria del Paradiso è il motivo principale del Giudizio universale di metà Settecento che decora la facciata, giunto ai nostri giorni molto ridipinto e mutilo della parte inferiore.
Cappella di San Michele
Del Giudizio universale che in origine copriva interamente la facciata, il rimaneggiamento ottocentesco ha conservato solo la parte sinistra, con il Paradiso nella zona superiore e il Purgatorio in quella inferiore.
Cappella di San Giovanni Battista
Il variopinto Giudizio universale dipinto nel 1875 da Franz Curta, intriso di suggestioni michelangiolesche, comprende il Paradiso popolato da figure di santi, esponenti del clero, un guerriero e gente del popolo, il Purgatorio e la caverna dell’Inferno.