La ricca decorazione pittorica interna della cappella, firmata dal pittore Giacomino da Ivrea, dà rilievo alla figura del patrono della cappella, san Michele, nell’atto di pesare le anime, e a quella di un altro arcangelo in veste di guerriero, san Raffaele, che spinge i dannati verso il loro triste destino. Scortati in catene dai diavoli, i peccatori finiscono nella bocca dell’Inferno, dalle sembianze di un feroce lupo con le fauci spalancate.
La cappella fu eretta tra 1433 e 1440 dal notaio Jean Saluard, appartenente a una famiglia di funzionari sabaudi originaria della Tarantasia.
Per la decorazione della cappella e della casaforte che si era fatto costruire nel centro del villaggio, Saluard si era rivolto a Giacomino da Ivrea, un pittore all'epoca molto famoso.
Le pitture rivestono interamente la volta e le pareti interne della cappella. Il nome dell’artista e quello del committente, ritratto assieme alla sposa, sono riportati in un'iscrizione dipinta sopra la porta di ingresso. Il ciclo comprende storie dell'infanzia di Gesù, figure di sante e il Giudizio universale. In occasione del rifacimento del coro, a metà Ottocento, gli affreschi dell'abside furono distrutti e gli altri coperti da uno strato di scialbo rimosso nel corso dei restauri tra il 2017 e il 2018.
Il Giudizio occupa la parete nord, di fronte all'ingresso della cappella. Il senso di lettura è da destra verso sinistra.
L'affresco si apre con la grande figura dell'arcangelo Michele, che con una lancia nella mano destra infilza due demoni ai suoi piedi, mentre con la sinistra regge la bilancia con cui pesa le anime nude; in alto a destra tre angeli in volo portano le anime salvate verso il Paradiso. Secondo la moda del primo Quattrocento, il capo delle milizie celesti indossa la cotta di maglia di ferro sotto la giornea in cuoio e un'armatura a piastre metalliche articolate per la protezione delle braccia, delle gambe e dei piedi.
Un altro angelo guerriero, probabilmente Raffaele, spinge con la spada sguainata le anime condannate che si avviano in catene verso il loro triste destino, scortate da spaventose creature demoniache. Del corteo fanno parte anche notabili, una suora, un frate con la tonsura e persino un vescovo con tanto di mitra sul capo. In alto, un angelo conficca la spada nella testa del diavolo con cui si disputa un'anima; un altro diavolo si porta via, caricata sulle spalle, quella di una donna che stringe in mano un libro profano.
Conclude la parete a sinistra la raffigurazione della bestia infernale con le fauci infuocate che inghiotte le anime dannate. Il motivo dell'Inferno come mostro divorante è molto antico; raffigurato in genere come un gigantesco rettile marino che sputa fuoco, in questo caso assume le forme di un lupo, l'animale che nel Medioevo assume connotazioni via via sempre più negative, diventando l'allegoria stessa del male.
Curiosità
Originario di Bollengo (Ivrea), Giacomino da Ivrea è documentato dal 1427 fino alla metà degli anni Sessanta in Valle d'Aosta, dove si conservano ben 17 testimonianze della sua copiosa attività, nel Canavese, in valle Bormida (ad Acqui Terme e ad Altare) e in Alta Savoia.
Con il suo stile semplice e vivace, il pittore aveva incontrato il favore del ceto borghese di notai e mercanti, ma vantava tra i suoi committenti anche nobili come Bonifacio II di Challant e i Sarriod d'Introd, il vescovo di Aosta Oger Moriset e il vescovo di Ivrea Giacomo Pomerio.
Altri punti del percorso
Chiesa parrocchiale di San Giacomo
Il più grandioso Giudizio universale presente in Valle d’Aosta fu eseguito nel 1698 dal pittore Paul-François Biondi. L’affresco, copia fedele di una stampa fiamminga dell'inizio del Seicento, illustra con grande ricchezza di particolari il Paradiso, la caduta di Babilonia, la resurrezione dei morti, il Purgatorio e l’Inferno.
Affresco della “Buona Morte”
Il riquadro dipinto sulla facciata di una casa privata è una rara testimonianza della fine del ’400 del Giudizio particolare, cioè quello cui viene sottoposta l’anima di un individuo subito dopo la morte. La scena esorta al pentimento per prepararsi alla morte in grazia di Dio, illustrando il percorso di salvazione ottenuto attraverso una scala gerarchica di intercessioni che dalla Madonna passa a Gesù e infine a Dio Padre.
Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore
Il Giudizio universale sulla facciata della chiesa fu realizzato nel 1676 dal pittore Bernardino Fererio, su modello di una incisione francese del primo Seicento. Il contratto prescrive la presenza del Paradiso, del Purgatorio e dell’Inferno come nella vicina parrocchiale di Issime.
Cappella dei Santi Leonardo e Grato
Il Giudizio universale che campeggia sulla facciata, purtroppo molto ridipinto, risale probabilmente ai primi anni del XVIII secolo, quando la cappella fu oggetto di una campagna di rinnovamento. L’ignoto pittore ha tratto spunto da un modello grafico del primo ’600 per rappresentare il Paradiso, gli angeli che danno fiato alle trombe, la resurrezione dei morti e l’Inferno.
Cappella di San Pantaleone
La facciata della cappella, ricostruita verso il 1721, è decorata con una vivace rappresentazione del Paradiso. Il richiamo al Giudizio Universale è presente nella figura centrale di san Michele con la spada fiammeggiante e la bilancia per pesare le anime.
Cappella della Sacra Sindone
Il Giudizio universale che ricopre per intero la facciata fu realizzato nel 1759 dal pittore valsesiano Giacomo Gnifeta. Secondo la consueta partizione, il Paradiso occupa la parte più alta della composizione; nella parte inferiore si dispongono a sinistra il Purgatorio e a destra l’Inferno.
Cappella della Madonna delle Nevi
Il concerto degli angeli intenti a suonare i loro strumenti per celebrare la gloria del Paradiso è il motivo principale del Giudizio universale di metà Settecento che decora la facciata, giunto ai nostri giorni molto ridipinto e mutilo della parte inferiore.
Cappella di San Michele
Del Giudizio universale che in origine copriva interamente la facciata, il rimaneggiamento ottocentesco ha conservato solo la parte sinistra, con il Paradiso nella zona superiore e il Purgatorio in quella inferiore.
Cappella di San Giovanni Battista
Il variopinto Giudizio universale dipinto nel 1875 da Franz Curta, intriso di suggestioni michelangiolesche, comprende il Paradiso popolato da figure di santi, esponenti del clero, un guerriero e gente del popolo, il Purgatorio e la caverna dell’Inferno.